“La Parola di Dio è per tutti”. Intorno a questa affermazione espressa da Mons. Spreafico nella sua relazione, hanno ruotato gli approfondimenti e le riflessioni del recente seminario sulla catechesi ai disabili svoltosi a Roma il 7 e 8 marzo scorsi. Siamo fortemente consapevoli che la Parola di Dio è donata a tutti e tutti, non meno i disabili, possono ascoltarla ed accoglierla. Ma questo assunto non appare così scontato se ancora oggi in molte nostre parrocchie italiane riteniamo che un deficit fisico o psichico renda impossibile l’accoglienza della Parola; di fronte a questa opinione ancora assai diffusa occorre ricordare - ha proseguito il Rettore della Pontificia Università Urbaniana - due aspetti essenziali dell’alleanza tra Dio e l’uomo che trova nella Parola la comunicazione più piena: la reciprocità del dialogo e soprattutto l’efficacia della Parola stessa di Dio. La Parola ha una sua efficacia intrinseca che troppo spesso dimentichiamo; essa è capace di incontrare l’uomo anche laddove le sue capacità recettive sono, agli occhi di molti, segnate dal limite e toccate dall’handicap. Se è vero infatti che la parola proclamata è la forma principale che noi conosciamo per essere raggiunti da essa, non dobbiamo dimenticare che questa stessa Parola è capace di trovare risposte inaspettate da parte di persone disabili che spesso, secondo le loro personali modalità, manifestano di averla incontrata e di essere stati da essa toccati.

La reciprocità della Parola dice non solo che essa incontra il disabile, ma che attraverso la vita stessa del disabile essa risuona in modo tutto particolare. Siamo una sola famiglia che ha un comune progetto, animata da una unica Parola perché una è la Chiesa. Certo i modi di comunicare possono essere diversi e molteplici, “come lo Spirito dava loro modo di esprimersi”, ma proprio per questo essa non va diminuita né svilita nei confronti dei disabili. L’intervento che ha dato iniziato ai lavori ci ha ricordato che tutti siamo ‘sotto la Parola di Dio’ e tutti siamo responsabili di essa. Le nostre comunità per prime devono sentire questa responsabilità verso i disabili che chiedono di incontrare la Parola di Dio. Non di meno, gli stessi disabili devono potersi sentire responsabili dell’annuncio proprio in virtù di questa reciprocità della Parola di Dio più volte ricordata. Il seminario ha poi offerto a partire da queste considerazioni alcune esperienze ed elaborati capaci di tradurre concretamente l’incontro tra i disabili e la Parola di Dio. Le esperienze proposte da alcune realtà ed associazioni che si rivolgono al mondo della disabilità (dalla Nostra Famiglia all’Opera don Guanella, fino a “Gli amici” della Comunità di Sant’Egidio per citarne alcune), hanno evidenziato come i modi espressivi attraverso i quali incontrare la Parola di Dio, quali la musica, l’arte plastica, l’immagine o il teatro, non si pongono come semplici strumenti per veicolare più facilmente il vangelo, ma sono esse stesse ‘luoghi’ dove pregare la Parola, dove la comunità cristiana assieme ai disabili fa esperienza dell’incontro con il Risorto. Si tratta certo di piccole esperienze ma molto significative e che fanno ben sperare; una sorta di piccole pietre preziose o “monili” come ha voluto definirle P. Giuseppe Morante, che meriterebbero di essere riuniti in un bel gioiello. Si è manifestata infatti l’esigenza che questi momenti seminariali nazionali aiutino non solo a conoscere diverse esperienze diocesane di catechesi ai disabili, ma anche a cogliere e definire a partire da esse alcuni elementi generali condivisi spendibili nelle realtà parrocchiali italiane.

E’ opportuno pertanto sostenere e rafforzare una rete di contatti e conoscenze che permetta di fare circolare queste semplici ma feconde esperienze perché possano essere valorizzate in altre parrocchie ed realtà ecclesiali italiane. La Parola di Dio allora incontra ogni uomo e questo incontro capace di fecondare ogni vita trova una risposta in molteplici forme che ognuno è chiamato a riconoscere e valorizzare. La preghiera mattutina proposta da Fede e Luce e dalla Piccola Missione per i sordomuti, ci hanno ricordato proprio questo: tanto attraverso i gesti e i segni quanto con le parole si può pregare la Parola ed esprimere l’incontro vivificante con essa, coinvolgendo davvero tutti. Molto interessante è stato il dibattito e le conclusioni emerse nel pomeriggio della seconda ed ultima giornata del seminario. A partire infatti da questa consapevolezza di essere tutti ‘debitori’ verso la Parola che unisce, senza dividere, né settorializzare, i partecipanti sono giunti a concludere che in fondo l’obiettivo ultimo di questi seminari e del settore catechesi ed handicap non può che essere quello di ‘risolversi’ nella pastorale ordinaria e nella formazione catechistica generale. Ormai è diventata certezza assoluta tra gli addetti ai lavori che non è più possibile ritagliarsi uno spazio per così dire “di nicchia”, ma occorre ora più che mai rivolgere i propri sforzi, con costanza, competenza ed coraggio alla inclusione della “catechesi attenta ai disabili” nella vita ecclesiale diocesana e locale comune. Del resto non si può negare che molti criteri e sottolineature proprie dell’ambito della catechesi ai disabili riguardano e toccano la catechesi ordinaria: dall’attenzione alla persona e quindi ad una catechesi che sappia rispettare, pur nel percorso comunitario i ritmi e i tempi dei singoli, alla valorizzazione di forme di comunicazione e di ri-espressione della fede diverse da quella verbale; l’importanza del ruolo della famiglia, come anche del piccolo gruppo. Sale forte l’invito quindi a che i catechisti siano formati alla cura e alla educazione alla fede di persone e bambini in situazione di disabilità senza delegare a questo solo alcuni con particolari sensibilità o competenze specifiche.

In questo senso una prospettiva importante è rappresentata dal rinnovamento della IC. Solo inserendola all’interno di questo movimento di riformulazione della catechesi, sarà possibile alla catechesi ai disabili offrire un proprio contributo e venire valorizzata realmente nelle parrocchie. Quanto ancora invece rimarremo ancorati ad un modello antico, la catechesi ai disabili dovrà faticare ad ‘inserirsi’ nell’impianto ormai consolidato, quasi imponendo la propria accoglienza o rivendicando la propria dignità di parola. Inoltre questo fondamentale passaggio permetterà alla stessa catechesi di settore di non diventare autoreferenziale chiudendosi in se stessa e nelle proprie convinzioni. Questo non significa abolire immediatamente il settore catechesi ai disabili, ma certamente fare di questo organo uno strumento efficace di sollecitazione nei confronti delle comunità ecclesiali, per spronarle a proiettarsi decisamente e con coraggio verso uno sguardo che sappia riconoscere e amare i disabili presenti al loro interno; si percepisce infatti ancora oggi la fatica di sensibilizzare le nostre parrocchie a questa attenzione fondamentale verso le membra più deboli della comunità. Diversi interventi hanno inoltre sottolineato come questa sensibilizzazione non deve avere come oggetto esclusivo la catechesi, ma più in generale l’attenzione alla vita fede del disabile nella sua interezza. Questo significa altresì rivolgere la propria attenzione anche agli aspetti della liturgia e della carità vissuti con i disabili. La meta ultima di questi seminari e dei diversi settori degli uffici catechistici dedicati ai disabili appare inevitabilmente quella di realizzare localmente una vera e propria pastorale con i disabili “a tutto tondo”, che contempli annuncio, carità, vita ecclesiale e non ultimo il tema della scelta di vita e dell’accompagnamento spirituale. E’ risuonata cioè una sorta di appello alla chiesa tutta perché le persone disabili non siano dimenticate; l’icona biblica del cieco nato è risuonata più volte in questo senso come esempio di coloro che gridano perché sia offerta loro la possibilità di incontrare il Signore, senza arroganza, ma con le tenacia e il desiderio grande di chi sa che non può essere tenuto ai margini dell’esperienza di fede comunitaria.

Nelle sue conclusioni di Mons. Walther Ruspi, raccogliendo le sollecitazioni emerse, ha voluto offrire alcune prospettive per il futuro, tra le quali emerge in particolare l’invito e il sostegno da parte dell’Ufficio Catechistico Nazionale a organizzare dei convegni regionali sulla disabilità sulla scorta della positiva esperienza di Palermo. Proprio il recente Convegno della Regione Sicilia svoltosi a Palermo nel novembre scorso sui “Percorsi di catechesi con le persone disabili”, ci offre un esempio e uno stimolo interessanti su come rivolgere l’attenzione al mondo della disabilità coinvolgendo e coagulando attorno a questo tema la città, gli operatori, i disabili e la chiesa locale. Come ha avuto modo di ricordare e testimoniare Rosa Foti, responsabile del settore catechesi ai disabili di Palermo, già l’evento in sé ha riscosso un grande successo, trovando l’adesione di tutte e diciotto le diocesi della Sicilia e di molti movimenti e associazioni sensibili al problema. Si può ragionevolmente ritenere pertanto che ci possa essere in futuro un maggiore impegno diocesano nel farsi carico di questo ambito pastorale così prezioso e insieme delicato. L’attenzione e la valorizzazione delle persone disabili passa attraverso una capillare opera di dialogo e supporto alle realtà locali a partire proprio da riflessioni e approfondimenti fatti assieme come Diocesi e come Regioni ecclesiastiche. Nelle conclusioni si è in definitiva sottolineata l’importanza di coinvolgere sempre più le realtà locali (parrocchie ma prima di tutto diocesi) nello sforzo di comunicare la fede ed educare alla vita cristiana i disabili e le loro famiglie attraverso una azione comunitaria che sappia valorizzare in sé la presenza dei membri deboli lasciandosi insieme convertire dalla loro testimonianza. L’obiettivo concreto con il quale si è concluso il Seminario è pertanto quello di fare sentire maggiormente la propria voce di cristiani che vivono la fede con e da disabili, al fine di rendere le nostre comunità ricche e feconde con i fratelli e le sorelle nella disabilità.