Papa Francesco e Don Milani
04 Gen 2018 18:15Papa Francesco e Don Milani

“Non mi ribellerò mai alla Chiesa perché ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati, e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la Chiesa” Così scrisse don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, il 10 ottobre 1958. Vorrei proporre questo atto di abbandono alla Misericordia di Dio e alla maternità della Chiesa come prospettiva da cui guardare la v [ ... ]

Leggi tutto
Convegno catechisti. Una comunità si interroga
25 Ott 2017 07:28

Sabato 14 ottobre, al Centro Famiglia di Nazareth, si è tenuto il convegno diocesano dei catechisti: «Quando la chiesa fa i sacramenti» al quale abbiamo partecipato come parrocchia. Per non lasciare che le parole dette ci scivolassero addosso senza penetrare nel profondo ci siamo chiesti: quali frutti possiamo raccogliere da questo incontro? Per rispondere ci siamo lasciati interpellare dalle [ ... ]

Leggi tutto

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Appuntamenti

  • 19 Febbraio - 26 Febbraio
  • 05 Marzo - 10 Marzo
  • 22 Marzo - 26 Aprile
  • 10 Maggio - 10 Maggio
Scritto il 10/01/2018, 17:24 da Chiara
la-comunita-cristiana-grembo-che-genera-oggi-alla-fede
Nell’ambito del percorso nazionale dedicato all’Iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi, si svolgerà ad Assisi il 26 e il 27 aprile 2018 il Convegno dei Direttori e dei Collaboratori degli Uffici...
Scritto il 04/01/2018, 17:53 da adminv15
preghiera-attraverso-l-arte
L'ufficio catechistico ha preparato un itinerario di incontri di preghiera valorizzando alcune opere d'arte. Tali schede sono pensate per  quei catechisti che animano incontri di preghiera con adulti:...
Catechesi degli Adulti

Laboratorio Nicodemo

Scritto il 04/01/2018, 18:05 da adminv15
laboratorio-nicodemo-2
Parte il secondo anno dell'itinerario Nicodemo dedicato ai catechisti degli adulti in particolar modo quest'anno il tema sarà quello dello stile dell'accompagnatore -catechista degli adulti  A seguire le...
Scritto il 04/01/2018, 18:20 da adminv15
appassionarsi-e-compatire
Il "Progetto secondo annuncio", dopo il percorso sui temi «generare e lasciar partire» (2014), «errare» (2015) e «vivere i legami» (2016), in questo...

Sul barcone naufragato a Lampedusa l’8 maggio 2011, tra la stiva e la coperta, sono state trovate due Bibbie in lingua francese e una copia del Corano. Lo riferisce il parroco don Stefano Nastasi ad Arnoldo Mosca Mondadori durante una telefonata divenuta in breve premessa del volume appena pubblicato da La scuola per la collana Orso blu.

Un’operazione inedita capace di affiancare i messaggi e le preghiere della religione cristiana e musulmana in un’unico libro sacro generato sul mare da chi lo stava percorrendo.

Bibbia e Corano a Lampedusa è il frutto della redazione a più mani di Arnoldo Mosca Mondadori, Alfonso Cacciatore e Alessandro Triulzi. Con i contributi dello stesso don Nastasi, del vescovo di Agrigento Francesco Montenegro, autore di un’accorata riflessione che invita il lettore a ripensare il fenomeno migratorio come attualizzazione dell’Esodo, nuovo passaggio di Dio nella storia; del padre gesuita Felice Scalia a cui è affidata una straziata omelia, del diario di un diacono etiopico che rappresenta la voce privata di questo potente messaggio collettivo.

E tuttavia le menti che lavorano e i cuori che battono, in questo libro che trasuda ad un tempo disperazione e speranza, sono molti, molti di più.

Sono quelli di migliaia di migranti che ogni anno, ogni mese, ogni giorno lasciano il loro paese, le loro case, le loro famiglie per cercare un riscatto o soltanto una via di salvezza; sono quelli di chi ha affrontato il mare su un barcone di fortuna mettendosi nelle mani di scafisti senza scrupoli; sono quelli dei sopravvissuti agli stenti di interminabili traversate, che guardano alle nostre coste come a un miraggio.

Ma ci sono anche i cuori che non battono più, quelli delle migliaia di dispersi nelle viscere del  Mediterraneo, senza volto né nome. Ventimila corpi sepolti a quarantacinque metri di profondità in quel mare nostrum che «adesso è diventato monstrum» – come si legge in una lettera riportata di don Nastasi a Benedetto XVI. Mare che ormai merita il nome di “tomba liquida”.

E quelli dei morti che a Lampedusa hanno trovato sepoltura, tra la pietas degli abitanti e l’indifferenza delle istituzioni.

Contro l’Europa «che tace di fronte a una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra» tuona il sindaco Giusi Nicolini, e don Nastasi accusa i «demagoghi che continuano a usare il termine emergenza quando è sotto gli occhi di tutti che non si tratti di emergenza», e chi «con una legge indifendibile ha reso ambiguo persino il soccorso in mare».

C’è una rabbia infinita in questo ministro di Dio testimone sul campo di un «olocausto assurdo» e non ce la fa più quando presenta al Signore «gli scippatori di libertà, i mercanti di vita, i politici dal cuore di sanpietrino, gli scafisti e tutti i favoreggiatori di questa mattanza».

Ma parole durissime arrivano anche da padre Felice Scalia, inesorabile e spietato contro i nuovi Creonti che per «salvare la morta lettera della legge si rifiutano di salvare delle vite umane, contro la cecità dei politici non sfiorati neppure dall’idea che il problema non siano i profughi, ma le guerre e la fame che noi provochiamo. Perché sulla loro sventura l’Occidente ha costruito la sua fortuna».

Quanta indignazione accompagna le loro esasperate preghiere, le loro inascoltate richieste di aiuto, quanto dolore nelle loro grida sature persino di compassione. «Dovremmo cambiare stili di vita – continua padre Scalia – rivedere le leggi del mercato, distanziarci dal neoliberismo, ma non ne vogliamo sentire, laici o uomini di Chiesa che siamo». Siamo. Usa la prima persona e non si scagiona a priori.

«A uomini in doppio petto con programmi economici che stillavano lacrime e sangue per tutti, cristiani doc hanno detto di “andare avanti” purché assicurassero irrinunciabili privilegi di Chiesa». E di nuovo sembra fare eco don Nastasi che nella già citata lettera a Benedetto XVI lamentava il silenzio di una Chiesa che «fa fatica ad incarnare il Vangelo e a essere voce di chi non ha voce». È un j’accuse senza riserve da cui nessuno, davvero, può chiamarsi fuori.

Ma a questo punto ci torna alla mente il grido di dolore più forte di tutti, quello che ha scosso le coscienze di laici e credenti di ogni paese e religione. Un grido contro l’indifferenza, la globalizzazione dell’indifferenza che ci ha tolto persino la capacità di piangere.

Si levava da Lampedusa l’8 luglio 2013. Papa Francesco stava celebrando la messa su un altare di legno. «Caino dov’è tuo fratello?». Pesa come un macigno la domanda della Genesi, e il papa la «scaglia verso di sé e verso ciascuno di noi».

Francesco era arrivato dal mare, e nel mare aveva lanciato una corona di fiori. Proprio di fronte alla Porta d’Europa, il monumento ai migranti realizzato da Mimmo Paladino, i fiori si disseminavano uno a uno. È un fotogramma bellissimo quello che don Nastasi riporta nel libro dove i fiori diventano «testimoni profumati del dolore per i figli di un’umanità migrante perché martoriata, soffocata e inghiottita nei mari della brutalità e dell’indifferenza».

Ai piedi dell’altare una cesta con cinque pani e due pesci, e appoggiati alla cesta le due copie delle Scritture. Appartenevano a due delle tre vittime rinvenute dai sommozzatori sotto lo scafo del natante. Pagine protette da strati di cellophane che hanno lasciato a noi tracce sommesse di vita, con i loro lamenti, le loro speranze, le loro preghiere. Ora sono custodite in questo libro, insieme ai passi del Corano evidenziati da «segni tondi a guisa di punti», come mostra la copia ritrovata sul barcone.

Con il legno di quei barconi un falegname di Lampedusa ha costruito la croce che papa Francesco ha benedetto in San Pietro mercoledì scorso, prima tappa di un viaggio che toccherà l’Italia tutta. Per tornare a Lampedusa, isola protetta dalla Madonna di Portosalvo, la scandalosa Maria che «invece di dividere costruisce ponti tra civiltà e religioni».

Salva